Il progetto del bacino idrico alle Viote sul Monte Bondone si trova al crocevia tra necessità di adattamento economico alle nuove sfide climatiche e la salvaguardia di un ambiente alpino di pregio. Dal nostro esame approfondito emergono alcuni punti fermi:
- Il progetto in sintesi: prevede un invaso da ~150.000 m³ in una conca naturale alle Viote (1.500 m) per portare la capacità totale d’acqua per innevamento a ~210.000 m³ladige.italessiomanica.com. Costo stimato 5-6 milioni €, metà a carico pubblico ladige.it. Fonte idrica dal torrente Vela con prelievi regolatiladige.it. Tempi dipendenti dalle autorizzazioni, ad oggi non ancora ottenute.
- Vantaggi attesi: assicurare neve programmata sufficiente a innevare almeno il 50% delle piste a inizio stagione ladige.it (e l’intero comprensorio nelle settimane successive), salvando la stagione sciistica del Bondone per i prossimi decenni. Ciò garantirebbe la tenuta di ~500 posti di lavoro legati al turismo invernale ladige.it, l’indotto di 150.000+ presenze sciistiche a inverno vitatrentina.it, e proteggerebbe l’economia locale dall’incertezza della neve naturale. Il bacino migliorerebbe anche l’efficienza energetica dell’innevamento (meno pompaggio da valle) ladige.it e fornirebbe una riserva d’acqua polifunzionale (innevamento, antincendio, irrigazione d’emergenza) ladige.it. In estate potrebbe diventare un elemento di attrazione turistica aggiuntivo (laghetto alpino fruibile). In sintesi, è visto come un adattamento strategico che coniuga sviluppo turistico e gestione idrica in montagna.
- Impatto ambientale: non trascurabile. Pur fuori dal biotopo, il bacino inciderebbe su un altopiano ricco di biodiversità ilmanifesto.it, con trasformazione di pascolo in lago e opere accessorie. Comporta il prelievo di grandi volumi d’acqua da un torrente già sfruttato ilmanifesto.it, in un contesto di risorse idriche sempre più scarse. Richiede energia per pompare e sparare neve, contribuendo a emissioni clima-alteranti. Gli ambientalisti e le ASUC temono uno snaturamento paesaggistico e uno spreco di risorse pubbliche su una pratica (lo sci) che ritengono destinata comunque a ridursiladige.itilmanifesto.it. Invocano alternative meno impattanti (ampliamento bacino esistente a Mezavialadige.it) o un ripensamento generale del modello turistico invernale.
- Stato del dibattito: attualmente polarizzato.
- Da una parte, Trento Funivie, operatori turistici e amministrazione provinciale (in linea generale) spingono per il bacino come opera vitale e “compatibile con l’ambiente” se ben progettata ladige.it ladige.it. Dall’altra, associazioni (WWF, LIPU, Italia Nostra, Mountain Wilderness ecc.), Europa Verde e comunità locali ASUC fanno fronte comune nel dire “no al bacino alle Viote” e chiedono soluzioni alternative ladige.it ladige.it. Il Comune di Trento si trova in mezzo a dover mediare tra sviluppo turistico e istanze ecologiste dei suoi cittadini.
- Confronto con alternative: L’ampliamento del bacino di Mezavia, preferito dai contrari per minor impatto in area già compromessa ladige.it, è giudicato dai tecnici meno efficace (quota troppo bassa, volume potenziale ridotto). Altre ipotesi ad alta quota erano circolate ma non concretizzate alessiomanica.com. Di fatto, la scelta è tra fare il bacino alle Viote oppure rinunciare a un aumento significativo di capacità idrica.
- Confronto con altri usi ricreativi (piscine): Abbiamo visto come sia importante valutare con equità tutti gli usi di acqua ed energia per lo svago. Le piscine cittadine consumano anch’esse risorse, ma sono accettate perché considerate di pubblica utilità. I bacini per neve consumano molta più acqua stagionalefanpage.it fanpage.it e sono percepiti come un favore a pochi. La discussione evidenzia la necessità di trovare un bilanciamento tra divertimento umano e tutela dell’ambiente, evitando ipocrisie e affrontando seriamente la questione della sostenibilità di ogni infrastruttura.
In conclusione, il progetto del bacino alle Viote rappresenta un tipico dilemma di sviluppo sostenibile in montagna: adattarsi per mantenere attività economiche tradizionali, oppure trasformare il modello per ridurre la pressione ambientale? Al momento, non c’è unanimità. Ciò che appare chiaro dai dati è che:
- Senza un invaso, il Bondone rischia un declino rapido dello sci (già oggi senza neve artificiale sarebbe fermo in molte annate ilmanifesto.it.
- Con l’invaso, si guadagna tempo e si sostiene l’economia locale, ma si paga un prezzo ambientale e si scommette che il clima consenta comunque di sciare per qualche decennio ildolomiti.it.
Una soluzione di compromesso potrebbe passare per un rigoroso approccio integrato: realizzare il bacino solo contestualmente a:
- misure compensative ambientali (es. finanziamenti per il biotopo, tutela di altre aree protette, piani di risparmio idrico altrove),
- un piano di transizione economica che affianchi allo sci altre offerte (così da non puntare tutto per sempre su neve tecnica),
- monitoraggi stringenti su acqua ed energia usate, ottimizzando ogni aspetto tecnico per minimizzare sprechi,
- coinvolgimento attivo delle comunità locali (ASUC) in un accordo che magari destini parte dei proventi o benefici direttamente a progetti per la montagna, rendendole partecipi e non semplici “sfruttate” del territorio.
Il caso Bondone-Viote è emblematico di molte realtà alpine: la “corsa ai laghi artificiali” per tenere in vita lo sci è in atto ovunque (in Trentino ci sono già 26 invasi attivi e altri 5 in progetto/completamento ilmanifesto.it), segno che a breve termine questa è la risposta prevalente. Ma gli stessi numeri ci dicono che non si può continuare indefinitamente: alzare sempre di più la quota neve artificiale sposta solo in avanti il punto di rottura. Forse la vera sfida, come suggerito, è ripensare il turismo invernale prima che la natura ci costringa a farlo bruscamente. Nel frattempo, però, comunità come quella del Bondone non possono essere lasciate senza soluzioni: ecco perché il bacino viene difeso da molti come “strategico” e “sostenibile” (in senso di sostenibilità socio-economica, se non ecologica pura).
In definitiva, ha senso o no fare questo bacino? La risposta non è un semplice sì o no in questo report, ma dipende dal peso relativo che si dà ai fattori discussi. I dati forniti servono a prendere una decisione informata:
- Chi privilegia la tutela ambientale integrale e un cambio di paradigma troverà le criticità troppo pesanti e opterà per il no, investendo altrove.
- Chi privilegia la salvaguardia economica e sociale locale e crede nella tecnologia come tampone, propenderà per il sì, cercando di mitigare il più possibile gli impatti negativi.
Entrambe le posizioni, come abbiamo visto, hanno legittimità. Quel che è certo è che il tema non va banalizzato: né con “è solo un laghetto innocuo”, né con “è la solita follia ecocida”. In mezzo c’è la realtà di una montagna che cambia e di una comunità che cerca il modo migliore di affrontare il cambiamento. Il bacino alle Viote è una delle possibili risposte, con pro e contro che abbiamo qui dettagliato basandoci su fonti istituzionali e analisi giornalistiche locali. L’auspicio è che qualsiasi decisione venga presa – realizzare il bacino o perseguire alternative – sia frutto di un processo condiviso e supportato da dati scientifici, in modo da garantire sia il rilancio sostenibile del Bondone che la tutela del suo prezioso ambiente alpino per le generazioni future.
Fonti: Le informazioni e i dati citati in questo report provengono da documenti ufficiali (es. interrogazione in Consiglio provinciale)
alessiomanica.com
alessiomanica.com, articoli di testate locali trentine (l’Adige, il Dolomiti, Trentino, Vita Trentina) che hanno seguito da vicino la vicenda
vitatrentina.it, e contributi di associazioni e studiosi riportati sulla stampa nazionale (il Manifesto, Fanpage, La Voce delle Valli) per il contesto generale su innevamento e clima
ilmanifesto.it
fanpage.it. Queste fonti sono state indicate nel testo con riferimenti puntuali, assicurando la verificabilità delle affermazioni.